indice desi 2017

DESI 2017 – Italia sempre dietro

La Commissione Europea ha da pochi giorni pubblicato l’aggiornamento 2017 del DESI Digital Economy and Society Index che si riferisce, naturalmente al 2016.

L’indice DESI si basa su 5 dimensioni:
Connettività – Banda larga fissa, banda larga mobile, velocità e prezzi della banda larga
Capitale umano – Uso di internet, competenze digitali di base e avanzate
Uso di Internet – Utilizzo di contenuti, comunicazioni e transazioni online da parte dei cittadini
Integrazione delle tecnologie digitali – Digitalizzazione delle imprese e commercio elettronico
Servizi pubblici digitali – E-government (amministrazione pubblica online)

Il punteggio DESI ottenuto dall’Italia per il 2016 è pari a 0.42, che la colloca al 25° posto, superando solo la Grecia, la Bulgaria e la Romania.

Nella figura, tratta dal documento ufficiale pubblicato (riferimento Copyright notice),

indice desi 2017

si evince come le 5 dimensioni concorrono al raggiungimento del punteggio e la posizione relativa rispetto agli altri Paesi.

Connettività
Vi è un leggero miglioramento, anno per anno, per la connettività, in quanto vi è stato “un aumento della copertura delle reti NGA. La diffusione della banda larga fissa è ancora bassa, nonostante i prezzi siano diminuiti.” (tratto dal documento).

Capitale umano
Vi è un piccolo miglioramento riguardo gli utilizzatori della Rete, e il dato drammatico resta sulle competenze. Praticamente le competenze digitali degli Italiani sono le stesse dell’anno precedente, anche per quanto riguarda i professionisti dell’ICT.

Uso di Internet
Per questa dimensione l’Italia si colloca ancora più in basso, al 27° posto e con nessun grande miglioramento. Superiamo la media UE solo per la fruizione di musica, video e giochi. Per lo shopping online siamo al 25° posto.

Integrazione delle tecnologie digitali
In questo campo si registrano miglioramenti rispetto al 2015 in particolar modo per le imprese che utilizzano la fatturazione elettronica (30% rispetto alla media UE del 18%). Quello che fa pensare invece, è il misero e immutato 7% delle aziende italiane che utilizzano la Rete per la vendita

Servizi pubblici digitali
Per questa dimensione vi è un peggioramento per tutti gli indici settoriali, solo l’utilizzo degli Open Data registra un piccolo miglioramento, anche se tale miglioramento è inferuore alla media UE (passiamo dal 13° posto al 19° posto).

La sintesi del documento è spietata: “L’Italia appartiene al gruppo di paesi a bassa performance.

Penso che ormai siamo di fronte ad una realtà terribile.

Bisogna investire sulle competenze digitali dei cittadini, le Università devono formare sempre di più e meglio, i professionisti devono aggiornarsi.

Se continuiamo con i “professionisti” che si dichiarano Web Community Manager solo perché hanno aperto una pagina su Facebook, le aziende che fanno fatica ad accettare l’uso della Rete per comunicare o vendere, non faranno mai il salto di qualità. Anzi ne faranno due indietro.

Professionalità, competenza e etica sono le basi per crescita del sistema Paese.

A questo proposito mi piace ricordare che da un anno è stata pubblicata la norma multiparte UNI 11621-1/4: 2016 Attività professionali non regolamentate – Profili professionali per l’ICT, che nella sua parte 3 va a normare i Profili professionali relativi alle professionalità operanti nel Web. La norma ha come oggetto i 25 profili di competenza del Web pubblicati dal Gruppo Web Skills Profiles nel dicembre del 2014.
Questa norma dà la possibilità di certificare competenze specialistiche in ambito Web. Significa che gli enti formativi possono creare percorsi di studio specialistici che i professionisti possono scegliere per formarsi e/o aggiornarsi; le aziende, così, potranno poi scegliere anche fra i professionisti con competenze accertate e certificate.

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